Dietrologia Videoludica – 1×02
Secondo, e per alcuni atteso, episodio di DVL. Prima di introdurvi il tema dell’episodio ci teniamo a dire che durante l’episodio abbiamo avuto un attacco terroristico causato da un gruppo che si chiama “ticliccotuttolaudio” e quindi sentirete purtroppo click e cazzotti sulle tastiere a gogo, per il resto tutto è godibilissimo
In questo episodio:
A cosa punta un publisher? Cosa è disposto a fare affinché il suo prodotto abbia il massimo del risalto possibile? Il rapporto tra Publisher e Riviste, o più in generale stampa specializzata quanto è condizionato/condizionante? Portando qualche esempio: perché giochi come Mass Effect 3, Skyrim e Diablo 3, per non parlare di tanti altri nel recente passato che a dispetto di presentazioni mirabolanti e campagne pubblicitarie con euri buttati a strafottio sono usciti pieni di bug che spesso minano la possibilità di apprezzare in pieno l’esperienza pur ottenendo voti superiori al 9,0?
Buon ascolto e… partecipate!
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Per iniziare ringrazio per la citazione del sottoscritto nell’ultimo episodio del podcast.
Episodio dall’argomento indovinato e sempre attuale ed in cui le domande poste dal Pizzi portavano la discussione verso rivoli di discussione estremamente stimolanti.
Peccato che non sempre le risposte sono state all’altezza delle imbeccate del conduttore e che, forse, la compagine debba ancora un po’ rodare in quanto a cameratismo e ritmo (forse per quest’ultimo aspetto, una pennellata in piu’ di editing avrebbe aiutato?).
Sono sempre convinto che una durata piu’ breve avrebbe giovato all’episodio, ma spero non riteniate le mie considerazioni come critiche fini a se’ stesse, bensi’ come pareri di un ascoltatore che apprezza tantissimo questo progetto e la volonta’ con cui viene portato avanti.
L’episodio e’ molto godibile ed, alla fine, dal brainstorming e’ scaturita serie di spunti di riflessione decisamente galvanizzanti.
Collegandomi ad una domanda posta dal Pizzi, per me la rivista migliore degli ultimi anni e’ “K”, cosi’ come tutte quelle curate dal, purtroppo defunto (?) Studio VIT, e quindi: videogiochi della jackson, zzap e Zeta. Riviste che godevano di un estro, una qualita’ e maturita’ paragonabili a quelli che oggi puo’ dare solo una testata come EDGE; la cui versione italiana in mano a Metalmark non era davvero male.
Luigi Marrone si chiedeva se vi fossero personaggi davvero rappresentativi ed autorevoli in questa industria, dal punto di vista dell’informazione e dell’approfondimento,
Io , piuttosto, mi domando se un settore cosi’ nuovo, che solo da pochi anni inizia ad avere un suo medioevo, possa gia’ fregiarsi dei suoi saggi, data la sua giovinezza che non le consente di poter annoverare molti titoli “classici”.
E, si sa, senza classici non ci sono riferimenti per una critica autorevole.
Poi, la volatilita’ delle piattaforme che, da una generazione all’altra, permettono una fruizione mediata e parziale (emulazione) del titoli piu’ vecchi, mina il sedimentare di una fruibilita’ adatta a denotarsi di una ideale antologia.
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Gli strali a quella droga del mercato che e’ Mediacritic li condivido, cosi’ come condivido la bonta’ del dado Knorr, vero sponsor occulto dell’episodio
Un bel saluto e attendo con grandi aspettative il prossimo episodio.
-Morgan
http://youtu.be/RHMBskYrtAA
Grazie per il commento. Per la citazione, beh oramai sei nell’intro ufficiale quindi sei a tutti gli effetti un personaggio del podcast. Infondo non è tanto la quantità di commenti ma spesso la qualità e l’attenzione.
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Gli episodi di Dietrologia sono concepiti per dare un’analisi partendo da presupposti spesso difficili o scomodi per arrivare a conclusioni che non siano poi necessariamente scontate. In questo caso ho scritto la scaletta delle domande in modo progressivo, un po come sul primo episodio, ma guardando da un punto di partenza negativo per lasciare lo spazio ai partecipanti di poter esprimere le proprie considerazioni in merito.
Ammetto, come ho detto singolarmente ai miei compagni, che però forse è mancato un po di coraggio anche se non metto e non va messa in discussione la sincerità degli interventi. Il problema è che l’impianto stesso del programma presuppone un po di coraggio e senso critico oltre le normali politiche considerazioni.
Sul discorso editing sono d’accordo e me ne assumo le responsabilità ma dopo un pre edit mi sono reso conto che avrei dovuto passare almeno altri due giorni a fare un lavoro di pulizia. Ci sono poi stati, anche se si nota poco, una vasta serie di problemi di connessione su skype, problema al quale dovremmo porre rimedio in qualche modo.
Il problema della durata è un tema spinoso nei podcast in generale e credo che sia un aspetto che vada osservato da due punti di vista: 1. l’indipendenza editoriale spesso vorrebbe significare anche indipendenza schematica, ma forse questo non è il nostro caso visto che noi lavoriamo molto sul formar; 2. la mancanza di una reale propfessionalità radiofonica che invece è il reale motivo che impedisce a queste trasmissioni di essere incastrate temporalmente. Ma in questo specifico caso credo che il problema maggiore sia stato di “scrittura” ossia quando ho concepito il numero e l’elenco delle domande non mi sono posto il problema del partecipante in più rispetto al primo episodio e questo spero di riuscire a compensare nel prossimo episodio. In più una parte nitro meno prolissa potrebbe aiutare… e anche qui è un problema sul quale devo migliorare.
Sulla questione riviste concordo in pieno con te e colgo l’occasione per annunciare un episodio in fase di pre realizzazione (preproduzione) di Archeologia Videoludica completamente dedicato all’editoria dei videogiochi italiana dell’epoca degli albori fino alle riviste più blasonate. Sarà un episodio nello stile di quello con Bonaventura Di Bello.
Diciamo che concordo molto anche sul discorso che fai inerentemente ad una autorevolezza o istituzionalizzazione delle figure editoriali in un ambito come questo che è comunque sia, dal punto di vista della critica, ancora adolescente. Il problema non è nemmeno parlare di Videogiochi in se, come si nota di siti e di podcast sul tema ce ne sono a ingozzi pieni, compresi noi, la grande differenza sta sul “come” se ne parla e sul “cosa” si dice. In questo noi con le nostre due trasmissioni speriamo di dare una diversificazione nell’offerta, anche se siamo ancora pre adolescenti
Grazie ancora per l’analisi, ne terremo sicuramente conto. Buon dato Knorr a te e a tutti gli ascoltatori
Grazie per la risposta puntuale e corposa. Gia’ mi frego le mani per la puntata in arrivo dedicata alle riviste di videogiochi; per quando mi riguarda, la mia collezione di riviste, che risale al 1982 e’, forse, la cosa piu’ preziosa (in termini di passione) che posseggo, e sono convinto che , perquanto possa vincere in immediatezza, economicita’, dinamismo e interazione, una informazione videoludica mediata tramite web, mai potra’ dare la medesima intensita’ emozionale dello scorrere le pagine delle riviste di videogiochi mentre in sottofondo gli Spandau cantavano “Through The Barricades”. Concordo pienamente sulle difficolta’ nello sdoganare come “accettato” e non da sfigati la passione videoludica; ancora oggi, nonostante l’enorme fruttuosita’ di questo mercato e le invenzioni da mass market avute con gli esotismi quali wii ed il kinect. Auspico che la situazione migliori, grazie anche a trasmissioni come la vostra che, facendo cultura, come goccia cinese, aprino una falla nelle coscienze e che, senza dover operare chissa’ quale miracolo, almeno, pongano questa passione al pari di altre come seguire il calcio (non per forza praticarlo) o amare la musica (senza essere musicisti!). In fondo negli altri paesi europei e negli stati uniti e’ gia’ cosi’…
Non voglio tornare sull’argomento del minutaggio degli episodi, dato che la risposta e’ stata limpidissima ed esaustiva, ma, piuttosto, magari come provocazione, portarti (posso darti del “Tu” vero?) a considerare la possibilita’ di restringere il numero di partecipanti, magari solo come esperimento. Ho idea che, a differenza di altri progetti come archeologia videoludica dove l’apporto di piu’ partecipanti, la battuta, la frase fuori contesto, il discorso personale, arricchiscono il racconto e lo rendono piu’ succoso; in un podcast di critica videoludica come D.V.L. l’accento sia da porre sull’elemento cerebrale, l’elucubrazione, l’esame, il parere pesato. Magari pur conservando l’attuale durata, ma con scambi tra tre, al massimo quattro persone(incluso il presentatore), per non perdere la lama dell’intuizione, la lucidita’ della critica.
Sto per dire una cosa che mi attirera’ le ire di qualcuno, ma, davvero non comprendo la funzione del distruggitore in un podcast di questo genere; mentre invece e’ incastonata perfettamente in archeologia videoludica.
Spero, davvero di cuore, che le mie considerazioni non ti abbiano annoiato e che siano prese nello spirito giusto e, assolutamente, non come demoralizzazione, ma anzi ad incoraggiamento per proseguire in questo splendido podcast che seguiro’, e diffondero’ tra i miei conoscenti con il medesimo hobby, sempre con grande interesse.
Un abbraccio
- Morgan
No, tranquillo. Non escludere che molte considerazioni non siano in atto anche nelle nostre riunioni virtuali. Cercheremo di trovare sempre la via migliore, magari piano piano, ma con coscienza…
Vediamo cosa ne esce fuori. E’ anche vero che abbiamo già ben 8 tematiche in preparazione sulle quali stiamo lavorando e ipotizzando quali possano essere le configurazioni migliori per ogni singolo episodio.
Ora mi accendo l’aria condizionata altrimenti muoio
a presto.
Grazie per la risposta, sempre molto cordiale ed apprezzata.
Accogliero’ con piacere, a loro tempo, le 8 tematiche
A presto.
-Morgan