Sonia Topazio: un vero terremoto di donna!
Che il giornalismo di bassa lega in Italia sia un fenomeno dilagante, ce n’eravamo accorti da tempo; ma da oggi non dubitiamo più neanche del fatto.
che questo giornalismo abbia colpito con il suo populismo da attacco facile e deliberato anche un’informazione che si è sempre detta libera, controcorrente e di “‘opposizione”.
Questa non è l’apologia di Sonia Topazio, attaccata dalla ‘rabbia’ dei 400 precari dell’INGV. La Topazio è una grande professionista, donna carismatica, eclettica e camaleontica che sa fare della sua vita esattamente quello che vuole e che tanti e tante invidiano non solo per l’innegabile fascino ma soprattutto – e non osano dirlo – perché svolge bene il suo lavoro.
Perché oggi non è spostando una poltrona che si scardinerebbe il sistema. Bisognerebbe scardinare palazzi, dame e cavalieri, e non solo all’INGV.
La rabbia dei precari è qualcosa che innegabilmente ci tocca da vicino e che condividiamo nel nostro quotidiano, fatto di esistenze a cottimo, di ricerca esasperata del miglior offerente, di stipendi da fame e di tanto volontariato. Appunto, di volontariato.
La Topazio è inventrice, fondatrice, sostenitrice nonché finanziatrice di uno dei più interessanti progetti attuali di accessibilità per le persone cieche, il ben noto Freerumble, da cui è partita l’idea del nostro progetto AUDIOLIBeRI, sostenuto con le unghie e coi denti da Italian Podcast Network, che sempre e ‘solo’ con grande passione e professionalità ha creato proprio il primo podcast sui vulcani, su proposta – guarda caso – del Capo Ufficio Stampa dell’INGV.
Certamente tutte cose che meriterebbero di essere valorizzate, no? E invece no, perché di fronte alla passione, al coraggio, all’intraprendenza, alla capacità di mettersi in gioco sempre e comunque, alla voglia di tentare nuove sfide e percorrere nuove strade, soprattutto da una (bella) donna, la schiera degli aspiranti raccomandati alza la voce, sospinti e anestetizzati da un sistema che come ultimo avamposto sceglie le sue streghe e lascia al popolino la finta libertà di scegliere dove bruciarle.
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