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Fuori Tempi – 2×13

Fuori Tempi – 2×13

by on 3 dicembre 2012 in Audio Podcast, Fuori Tempi 1 Comment

Avvenimenti importanti e rilevanti dal punto di vista politico ma anche eventi storici a livello internazionale fanno diventare questa puntata, come del resto anche le altre, un appuntamento da NON perdere. Ecco il tredicesimo episodio della seconda stagione di Fuori Tempi a cura di Paolo Perini

 

Dall’Italia

  • Nascita del “quarto polo” a Roma, “cambiare si può” e la ricostituzione della sinistra partendo dai cittadini;
  • Sabato 1 dicembre Word Aids Day, ancora 2 nuove infezioni al giorno in Italia;
  • Le bizzarre regole del Pd e il secondo turno delle primarie, può un partito chiedere la tessera elettorale? No, però viene permesso;
  • Renzi e Bersani sono così diversi tra loro? Passato e futuro del Pd nella continuità e nel segno della lontananza dai valori della sinistra

Dal mondo

  • Palestina ora membro osservatore all’Onu, primo passo per la costruzione dello Stato;
  • Prime ritorsioni Israeliane all’Anp a seguito del riconoscimento all’Onu;
  • Usa, fiscal cliff: Obama incolpa repubblicani per futuro aumento delle imposte sui redditi; “per colpa dei repubblicani gli americani rischiano di fare un brutto Natale”;
  • La costituente Egiziana ha espulso laici e cristiani, domenica gruppi di Fratelli Mussulmani hanno minacciato la magistratura che doveva decidere la legittimità della costituente.

 

Credits

  • Trasmissione ideata e condotta da Paolo Perini
  • Editing di Simone Pizzi
  • Jingle e suound: Cristian Spaccapaniccia
  • Logo: Elisabetta Baldan
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1 Comment
  1. theruler 6 dicembre 2012 at 10:53

    Ciao Paolo, a 15:50 dici “possono votare al secondo turno quelli che non hanno votato al primo turno.”
    Immagino sia un errore. Dovrebbe essere il contrario, Possono votare al secondo turno quelli che lo hanno fatto al primo (senza ri-versare l’obolo), e per cause importanti anche quelli che non lo hanno fatto.

    Spero di dare il buon esempio rispondendo alle domande che il buon Paolo ci propone per le quali purtroppo riceve sempre poche risposte.

    E’ giusto che il PD chieda la tessera elettorale? Non la vedo cosi’ tragica e fuori dal mondo come te, secondo me e’ un modo (facilmente travisabile) per avere il maggior controllo possibile sul risultato. Mi spiego meglio. Come faccio, io PD, a sapere se la gente che viene a votare alle mie primarie non vota 2 o 3 volte? Potrebbe bastare un database con documento di identita’, ma come faccio a sapere se la gente che viene a votare ha realmente diritto di voto? Le primarie servono anche per valutare il bacino dei votanti.
    Lo strumento che ha messo in piedi il PD e’ lodevole, la mia preoccupazione e’ che se ne faccia l’uso sbagliato.
    Tornando alla domanda, io trovo che la tessera elettorale sia un documento come un altro che attesta uno status, come la fedina penale o la patente. Perche’ un documento puo’ essere chiesto e un altro no? Non si tratta sempre di Res Publica?
    Dire che se un partito diventa stato non si e’ piu’ in democrazia l’ho trovato esagerato. Una semplice richiesta (se tu non vuoi assecondarla nessuno ti obbliga) non fa del partito uno stato.

    Piccolo appunto, quando si pone una domanda agli ascoltatori, questi non dovrebbero sentirsi dire anche la risposta. La tua opinione, che tutti credo conosciamo, magari esprimila nella puntata successiva commentando o discutendo le risposte degli ascoltatori.

    Saluti e continua cosi’. Buon lavoro.