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Fuori Tempi – 1×06

Fuori Tempi – 1×06

by on 28 novembre 2011 in Audio Podcast, Fuori Tempi 3 Comments

Nuova settimana, nuovo episodio di Fuori Tempi, il programma di approfondimento di Paolo Perini

Dall’Italia

Italia sempre più impoverita

Tasse, bolli, imposte, assicurazioni: per la prima volta da venti anni in Italia cala il monte tredicesime (-0,8 miliardi di euro, un calo del 2,2% rispetto al 2011)

Bolletta della luce, cioè dell’elettricità ogni famiglia italiana paga quasi 2500 euro all’anno. Tredicesime -2,2% Lo rivela un’indagine della Confartigianato, secondo cui il ‘caro-energia’ ha toccato la cifra-record di 61,9 miliardi, pari al 3,91% sul Pil. La causa principale è l’aumento del prezzo del petrolio. In ogni caso il caro petrolio non può spiegare aumenti di questa bolletta che negli ultimi 12 mesi sono stati del 26,5% “Quasi l’80% delle tredicesime – rilevano i presidenti di Adusbef, Elio Lannutti, e Federconsumatori, Rosario Trefiletti – delle tredicesime verrà ‘mangiato’ da tasse, mutui, bolli, canoni, rimborso di debiti pregressi”.

Appena un quinto di ciò che resta, poi, sarà “destinato a risparmi, regali, viaggi, consumi alimentari”. Adusbef e Federconsumatori, inoltre, invitano il governo ad “evitare l’aumento dell’Iva e il ritorno dell’Ici sulla prima casa”. Scorporando il dato complessivo, emerge che le tredicesime andranno per 10,2 miliardi di euro ai pensionati (-1,92%); 9,2 miliardi ai lavoratori pubblici (-1,07%); 15,6 miliardi (-3,1%) ai dipendenti privati dei settori agricoltura, industria e terziario.

Chiusura Termini Imerese

Son 640 i dipendenti di Termini Merese che andranno in mobilità verso la pensione. Lo fanno sapere i sindacati spiegando che l’accordo prevede un incentivo complessivo alla mobilità medio di 22.850 euro più l’indennità per il mancato preavviso e il premio fedeltà. Il costo complessivo per la Fiat è di 21,5 milioni circa.

Dal Mondo

Ancora finanza, interessi e banche…

Il New York Times rivela che banche come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura, hanno già diffuso rapporti per valutare la possibilità del crollo della moneta unica La crisi del debito sovrano ha minacciato di investire la stessa Germania questa settimana – fa notare il Nyt – quando gli investitori hanno iniziato a mettere in dubbio il rango di principale pilastro della stabilità europea del Paese”. Ieri, Standard & Poor’s ha ridimensionato il rating del Belgio. Anche la Francia potrebbe perdere la sua tripla A. E ancora: giovedì scorso erano inoltre stati abbassati i rating di Portogallo e Ungheria, accostati a spazzatura. “Mentre i leader europei sostengono che non ci sia ancora bisogno di approntare un piano B – rivela il New York Times – alcune delle principali banche mondiali, ed i loro supervisori, stanno predisponendo proprio questo”. “Non possiamo essere, e non lo siamo, compiacenti su questo fronte – ha affermato Andrew Bailey, funzionario dell’Autorità dei Servizi Finanziari della Gran Bretagna – non dobbiamo ignorare la prospettiva di un allontanamento disordinato di alcuni Paesi dall’Eurozona”.

Secondo il quotidiano statunitense, banche come Merrill Lynch, Barclays Capital e Nomura avrebbero già diffuso una cascata di rapporti per valutare la possibilità di un crollo dell’Eurogruppo. “La crisi finanziaria dell’Eurozona è entrata in una fase ben più pericolosa – avrebbero scritto ieri gli analisti della Nomura – a meno che la Banca Centrale Europea intervenga per aiutare dove i politici hanno fallito, un collasso dell’euro al momento sembra più probabile che possibile”. Gli stessi timori sono stati rivelati anche dai principali istituti finanziari britannici. La Royal Bank of Scotland, per esempio, avrebbe già predisposto piani di emergenza. “Le authority degli Stati Uniti – continua l’editoriale del New York Times – stanno incalzando le banche americane come Citigroup ed altri istituti, a ridurre l’esposizione verso l’eurozona. In Asia, le autorità di Hong Kong hanno intensificato il monitoraggio dell’esposizione delle banche straniere e nazionali alla luce della crisi europea”.

Sembrano dormire sonni più tranquilli le dirette interessate. Dalla Francia all’Italia, infatti, non si starebbero vagliando piani di backup. I banchieri sarebbero convinti che è impossibile che l’euro possa crollare anche se istituti come Bnp Paribas, Sociètè Gènèrale e UniCredit hanno scaricato decine di miliardi di euro di debito sovrano europeo.

secondo il Financial Times, per esempio, la manovra economica del neo premier Mario Monti è “avvolta nella nebbia”. E afferma “mentre tutti aspettano di sapere dove cadrà la scure di bilancio”, Monti non ha ancora fatto “chiarezza sulle misure di emergenza pianificate”, ma “ha fatto poco per aumentare la fiducia

Giacché sul Fatto Quotidiano afferma l’asta dei Bund tedeschi a 10 anni (con un 35% di invenduto), dovrebbe aprire gli occhi a chiunque: ormai nessuno è al riparo dalla tempesta finanziaria che si sta abbattendo sull’Europa e i suoi titoli di debito. Ormai è in gioco la sopravvivenza stessa dell’euro. Non l’uscita di questo o quel paese dalla moneta unica, ma la fine dell’area valutaria in quanto tale. Se continuerà il trend attuale, questo big bang si verificherà in tempi molto brevi.
Come si può invertire la tendenza? Facendo precisamente quello che il gruppo di testa dell’Unione (ormai ridotto alla Germania) si è sinora ostinatamente rifiutato di fare: lanciando gli Eurobond, ma soprattutto modificando i Trattati in modo da consentire alla Bce di fare quello che la Banca del Giappone e la Fed statunitense fanno da molto tempo, ossia funzionare da prestatore di ultima istanza. Quest’ultima mossa è sufficiente, da sola, ad arrestare la speculazione: è infatti evidente che di fronte a una Bce disponibile a sostenere illimitatamente i titoli di debito europei, se necessario stampando moneta, le scommesse al ribasso diventerebbero immediatamente insostenibili.

Su un piano di più lungo periodo, dovrebbero ovviamente essere affrontati gli squilibri strutturali tra i diversi paesi europei che hanno condotto alla situazione attuale e che hanno tra le loro cause principali la deflazione salariale in Germania, la specializzazione produttiva in settori non rivolti all’esportazione di diversi paesi del Sud Europa, una produttività totale dei fattori insufficiente in diversi paesi (tra cui l’Italia) e l’assenza di una politica economica e fiscale comune a livello europeo.

Voto in Marocco

“E’ stato un voto di reazione alla classe politica che, negli anni, ha solo abbozzato alcune riforme senza cercare un reale cambiamento”, ha insistito.

L’affluenza alle urne è stata del 45%. “Si tratta di un tasso credibile perché lontano dal 90% degli anni ’70 e ’80” che veniva mobilitato dalla monarchia, ha spiegato Aissaoui. Al Partito islamico Giustizia e Sviluppo, il più votato nel paese, andranno oltre 100 seggi. “Il Pjd ha denunciato la corruzione e il governo. Gli elettori ritengono questa gente del tutto vergine, perché non ha mai gestito il potere è sempre stata all’opposizione”, ha commentato.

Il Partito islamico, in ogni caso, non potrà governare da solo. Sarà necessario un accordo di coalizione. Secondo l’analista di Rabat, “la coalizione più probabile dovrebbe essere quella con il blocco democratico formato dai socialisti dell’Ufsp, il partito Istiqlal fino ad oggi al potere e i comunisti di Tps”.

Un accordo di coalizione con i laici di Istqlal, tra l’altro, permetterebbe di allontanare i timori di una deriva estremista del Pjd. “Il leader del partito Abdelillah Benkirane ha parlato molto chiaramente: alle donne, ad esempio, ha spiegato che l’imposizione del velo e della sharia sono fuori da ogni discussione”,

Credits

  • Trasmissione ideata e condotta da Paolo Perini
  • Editing di Simone Pizzi
  • Jingle e suound: Cristian Spaccapaniccia
  • Logo: Elisabetta Baldan
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3 Comments
  1. nino 2 dicembre 2011 at 08:40

    Io non vedo tanto parallelismo con il “non paghiamo il debito” da parte del partito nazista, e il “non paghiamo il debito” da parte degli attuali movimenti sociali.. mi spiego… noi abbiamo dato alle banche fiumi di euro grazie ai vari piani salva banche, quindi il debito è da rimodulare… bisogna anche capire quale parte del debito e legittimo e quale no

    Altra cosa.. questa a mio avviso è una crisi sistemica non solo economica, la differenza sta che le crisi economiche vanno e vengono, le crisi sistemiche si superano soltanto cambiando il sistema che le genera.. quindi agire economicamente per cercare di risolvere la situazione (come si sta tentando di fare) è sbagliato.. è proprio il modello sociale che ormai non regge più…

    Saluti, Nino

    • Paolo Perini 2 dicembre 2011 at 10:20

      Ciao, lo slogan è lo stesso identico, e quando l’ho scoperto m’ha fatto un certo effetto. Che poi dietro allo slogan ci siano posizioni diverse tra nazisti e attuali movimenti sociali me lo auguro!
      Ma il populismo e il malcontento del quale si nutrono è lo stesso.

      Non sono d’accordo nel fatto che questa sia una crisi. Per me non è ne sistemica ne economica, non è una crisi ma più propriamente una ridefinizione dei rapporti di forza tra capitale e lavoro a scapito del lavoro e una trasformazione geopolitica dell’asse del mondo che si sta spostando dalla vecchia europa all’asia. Per me non è una crisi perché, in fondo, il capitalismo non è mai stato bene quanto adesso. Sono d’accordo sul fatto che il modello sociale europeo non regge più questa globalizzazione. Infatti lo si vuole sostituire con quello americano, che ha meno diritti acquisiti.

      • nino 2 dicembre 2011 at 12:52

        tuttavia il capitalismo ha bisogno di noi consumatori per sopravvivere, e se i consumatori non sono in grado di spendere e di consumare anche loro hanno ingenti perdite di profitti.. e quindi si va dalla fiat che estende il modello pomigliano, fino alla cina che sostituisce gli operai con le macchine..

        il sistema bancario se non era per gli aiuti di stato (ha il caro vecchio socialismo) sarebbe già collassato..

        qui il giochino è sfuggito di mano.. e come ultima risorsa si attaccano tutti ai nostri salvadanai…